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Il ginocchio che tradisce gli eroi: da Ronaldo a Sinner, sei mesi per ritrovare la strada di Itaca

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Dai legamenti del Fenomeno alle ginocchia di Odisseo, la parte più fragile del corpo racconta cadute, sofferenze e interminabili ritorni: ora il numero uno azzurro prepara la sua nuova sfida

Curiosamente la lingua italiana ha scelto dal latino il diminutivo (genuculum) e non il nome vero (genu) per indicare il ginocchio che, alla lettera, quindi, significa “ginocchietto”. Il diminutivo rende meglio la fragilità di questa parte del corpo, protagonista di tanti drammi sportivi. Pensiamo al terribile infortunio di Ronaldo all’Olimpico. Le cosce ipertrofiche del Fenomeno facevano transitare sui piccoli legamenti la forza poderosa che poi scaricava nella corsa e sul pallone. Un convoglio di carrarmati su un ponticello di campagna. Che ha ceduto. Ci ha messo 17 mesi a tornare. Pensiamo al 18enne Robi Baggio (Vicenza) che si accasciò proprio davanti all’allenatore del Rimini: Arrigo Sacchi. E poi Totti, Del Piero, Ibra… 

Pensiamo a quanto solleciti il ginocchio lo sci, tra torsioni e cambi di peso continui. Vonn, Goggia e Brignone hanno scritto un’odissea di fratture. E poi le sofferenze dei tennisti: Nadal, Federer, ora Sinner. A proposito di Odissea… Veniamo dall’estate di Nolan. Davanti alla tempesta scatenata da Poseidone, “ad Odisseo si sciolsero le ginocchia e il caro cuore”.

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