
Ha scritto un pezzo di storia dei Reds, indossando pure la fascia da capitano. E per arrivare in nerazzurro lascia casa per la prima volta
A Milano il numero 17 è al momento di stretta proprietà di Andy Diouf, uno dei colleghi di centrocampo abili a giocare pure sulla fascia, un po’ come toccherà anche a lui nella stagione che si spalanca. Per Curtis Jones, però, quel numero sarebbe qualcosa di più di una stampa sulla maglia: è una missione, un richiamo. Diciassette era il numero della porta della casa in cui il neointerista è cresciuto: “In quel numero ci sono le mie radici, la mia famiglia, il mio inizio: ci sono semplicemente io…”, ha raccontato un 25enne orgogliosamente “scouser”, di Liverpool. Viene da Toxteth, zona popolare a sud del centro, multiculturale e tra le più complicate della città. Ha origini nigeriane per parte di padre, ma è cresciuto con quell’accento così stretto che tanti britannici prendono in giro: scouser deriva dal “lobscouse”, lo stufato dei marinai diventato tipico di Liverpool. Nel calcio, però, significa tifo acceso per i Reds, la squadra di tutta una vita, in cui è entrato a 9 anni e da cui va via sbattendo




