
Giuseppi tra primarie Pd e referendum: il leader M5s punta al ritorno a Palazzo Chigi tra alleanze, strategie e contraddizioni politiche
Talvolta bisogna ammettere certe imperdonabili mancanze. Erano sicuri che Giuseppe Conte, il nostro ex premier, sarebbe rimasto lontano da Palazzo Chigi. Non si vince la lotteria due volte, figuriamoci tre. Il destino sembrava già piuttosto benevolo con il giurista di Volturara Appula, poi alla consolante guida degli sbandati Cinque Stelle. Invece è tornato. Come l’Ercolino sempre in piedi, il misirizzi che la Galbani regalava ai più fedeli clienti. Ha conquistato il centrosinistra. E adesso vuole ritornare laddove era stato incredibilmente issato.
Chi l’avrebbe mai detto? Galeotto fu il referendum sulla giustizia. E ovviamente la scarsa consistenza della futura antagonista: Elly Schlein. L’abbacinante sorriso che la leader del Pd esibisce in questi giorni non inganni. Per anni ha elemosinato la benevolenza degli ex grillini, rivendicando il suo slogan: «Testardamente unitaria». Mentre era in corso lo spoglio, Giuseppi l’ha finalmente accontentata: alle primarie! Deve essere il popolo a decidere chi sfiderà la premier, Giorgia Meloni. E mica si seguiranno le autoritarie regole degli avversari: chi ha un voto in più diventa, casomai, presidente del consiglio. Eh, no: i sinceramente democratici




