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«Il colore dei soldi» di Scorsese che capì il futuro dell’America e del cinema: ogni abilità diventa merce, ogni esperienza un patrimonio da monetizzare

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di Filippo Mazzarella

Quarant’anni fa usciva il film con Paul Newman (Premio Oscar miglior attore) e Tom Cruise

L’8 ottobre 1986 Martin Scorsese presentava a New York in anteprima mondiale Il colore dei soldi/The Color of Money (da noi nelle sale solo a febbraio 1987), sequel sulla carta improbabile del mitico Lo spaccone/The Hustler di Robert Rossen del 1961. Venticinque anni dopo le vicende del prototipo, Eddie Felson (Paul Newman) ha abbandonato il biliardo per dedicarsi al commercio di alcolici, ma l’incontro con Vincent Lauria (Tom Cruise), giovane talento sfacciato e incontenibile, riaccende la sua vecchia passione. Coinvolta anche la fidanzata Carmen (Mary Elizabeth Mastrantonio), Eddie organizza un tour attraverso le sale da gioco americane, sfruttando l’abilità di Vincent (e la sua aria da inesperto) per ingannare gli avversari e guadagnare denaro. Ma l’esuberanza del ragazzo e una doppia, umiliante sconfitta (inattesa quella di Eddie contro Amos, interpretato da un grande Forest Whitaker) fanno esplodere il contrasto fra i due. Quando il sodalizio si spezza, Eddie torna a giocare seriamente e s’iscrive a un importante torneo ad Atlantic City, dove ritrova Vincent. Maestro e allievo saranno così destinati a misurarsi per stabilire chi abbia davvero trasformato il

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