
di Simone Canettieri
La difficoltà a trovare candidati per le grandi città. Alemanno: «Una crisi di crescita»
Il generale Roberto Vannacci sta per finire le munizioni? Il suo «socio» Gianni Alemanno — che a destra ne ha viste davvero parecchie — la chiama senza fare drammi «crisi di crescita». È la difficoltà di Futuro nazionale, dopo il boom dell’esordio, di continuare a stare al centro del dibattito, di condizionare l’agenda del governo (che non lo vuole come alleato, anche a rischio di perdere le elezioni, sondaggi alla mano).
Ci sono elementi oggettivi. Scricchiolii che si odono dal carro dove tutti salivano. I consensi in calo (dall’8,8% al 7,9% in un mese, secondo la rilevazione di Nando Pagnoncelli di ieri sul Corriere), esodi e liti sui territori, il problema di trovare candidati di peso nelle città al voto (a partire da Roma). E poi la rinuncia a presentarsi alle suppletive di Chieti al contrario di quanto accaduto a Reggio Calabria. Per non parlare della Rete: le interazioni e le menzioni sui social a ottobre sono diminuite drasticamente rispetto a giugno: -70,6% e -64,9%. «A fronte di un sentiment negativo cresciuto negli ultimi cinque mesi del 5%», dice Luca




