
Martalar ha trasformato il disastro ambientale di Vaia in un museo a cielo aperto: dall’iconico Drago di Lavarone, al Leone Alato dei Sette Comuni
Si guardano, si sfiorano, si riconoscono. E così, ricuciono le ferite. Si trova in centro storico a Molveno l’ultima opera dello scultore Marco Martalar. Nata, ancora una volta, dai rami distrutti dalla tempesta di Vaia. Che nelle sue opere prendono nuova vita. «Dai rami abbandonati, segnati dal vento, dall’acqua e dal tempo, emergono due presenze che si cercano – scrive lo scultore vicentino su Facebook – la materia, apparentemente fragile e dispersa, si raccoglie in forme umane e ritrova un destino comune nell’attimo più antico e universale: l’incontro». Martalar ha trasformato il disastro ambientale di Vaia in un museo a cielo aperto: dall’iconico Drago di Lavarone, al Leone Alato dei Sette Comuni, al Cervo sul Fertazza, l’Haflinger di Strembo, il Radicosauro, la Lupa del Lagorai, L’Orso del Pradel, l’Aquila di Marcesina al Grifone al confine tra Trentino e Veneto a la Guàna, creata con duemila pezzi di legno. Ora a segnare il legno è anche il tempo. Quello finito a terra colpito dalla tempesta marcisce e si consuma. Trasformarlo in arte lo rende eterno. «Il Bacio




