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Icop abbandona la partita su Trevi: nessun rilancio e avanti con il piano industriale

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Petrucco: «Con Trevi accelereremmo la costruzione di un campione globale dell’ingegneria del sottosuolo; senza Trevi ci arriveremo comunque»

«Abbiamo sempre detto che Trevi sarebbe stata un acceleratore dei nostri piani, non una condizione, e che il prezzo non può essere tale da inficiare il senso dell’investimento». Con queste parole l’amministratore delegato di Icop, Piero Petrucco, abbandona la partita per Trevi che negli ultimi mesi si è fatta sempre più complessa e continuerà a concentrarsi sulla crescita e il piano industriale al 2029. La società friulana specializzata in ingegneria del sottosuolo ha difatti annunciato che non effettuerà ulteriori rilanci o incrementi del corrispettivo relativo all’Offerta pubblica di scambio per la società cesenate Trevi annunciata lo scorso 28 giugno. Allora, non erano state presentate altre proposte e il titolo Trevi quotava 3,467 euro. Ma un mese dopo arriva l’offerta concorrente di Webuild, a 4,50 euro per azione in contanti, prezzo successivamente confermato dall’offerente concorrente e poi adeguato, tre giorni più tardi, a 5,165 euro per azione: lo stesso valore indicato da Icop per la propria Offerta in azioni con la rimodulazione del 25 settembre 2026. Un testa a testa che ha portato Webuild a possedere il 36,63% del capitale di Trevi-Finanziaria Industriale

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