
Jalen Brunson, scelta numero 33 al draft, lasciato andare da Dallas: qualcuno pensava non fosse un uomo franchigia. Ora è campione Nba, mvp delle Finals, eroe di New York. Ha chiuso la serie contro gli Spurs con 32.6 punti di media a partita, di cui 11.2 nel quarto periodo. Ed è stato decisivo quando contava durante tutta la stagione, vincendo anche il premio giocatore “Clutch” dell’anno, il migliore nei finali. Guardatelo in panchina: nessun gesto di frustrazione o linguaggio del corpo negativo, parla continuamente con i compagni, è positivo. La capacità di Brunson di capire le difese e trovare le contromisure nel corso di una serie playoff è impressionante. Lo ha fatto ancora una volta nelle Finals: nelle prime due partite aveva viaggiato a 25 punti di media con il 34% al tiro e il 23% da tre, mentre nelle tre successive è salito a 37,7 punti di media, tirando con il 48% dal campo e uno straordinario 52% dall’arco. Nell’estate del 2024, Brunson rinunciò a circa 113 milioni di dollari firmando un rinnovo anticipato invece di aspettare la free agency. Una decisione che ha dato ai Knicks maggiore flessibilità salariale per costruire la squadra che ha poi vinto il titolo. E poi




