
di Simone Canettieri
Nel governo, seppure in mancanza di pistole fumanti, sono in molti a coltivare il sospetto che possa in qualche modo essere condizionato da Mosca dove lavorò come addetto militare per l’ambasciata italiana
L’allarme è concreto. E più delle dichiarazioni dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto di queste ore, lo dimostrano i report con cadenza quasi mensile che il governo — attraverso la nostra intelligence — invia al Copasir.
Il monitoraggio delle influenze della Russia (ma anche dell’Iran e della Cina) è costante. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica maneggia ormai sempre con più frequenza i cosiddetti dossier Foreign information manipulation and interference (Fimi). Cybersicurezza, banche dati, intelligenza artificiale, industria per la difesa e infrastrutture critiche: i fronti sono questi. E si possono racchiudere in due parole: guerra ibrida.
L’arresto lo scorso luglio di due ex agenti dell’Aisi che cedevano, in cambio di denaro, informazioni alla Russia non è che un tassello di questo puzzle così complesso e multiforme. Motivo per il quale il ministro della Difesa Guido Crosetto commentò l’inchiesta lanciando «un appello fra tutti i partiti contro le ingerenze russe per difendere la nostra democrazia». Perché, aggiunse, «non abbiamo gli




