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I proclami di vittoria dell’Iran erano prematuri?

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La guerra in Iran non è finita. I bilanci che erano stati fatti sulla base del memorandum d’intesa erano costruiti su un castello di sabbia. La ripresa dei combattimenti, e delle sanzioni americane, ci riporta in una situazione molto più fluida e instabile. C’era da stupirsi?

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Alcuni esperti di geopolitica, e almeno uno storico serio come Nial Ferguson, avevano subito espresso scetticismo sull’uso di parole come «pace», o perfino «tregua». Chi ha memoria storica ricorda, per esempio, che la fine della guerra del Vietnam fu un film al rallentatore, i negoziati si trascinarono per anni. In generale, le guerre possono scoppiare all’improvviso, ma raramente finiscono di colpo. (È un monito che servirà, in futuro, se e quando cominceranno i negoziati sull’Ucraina).

In questo frangente in cui le armi hanno ripreso il sopravvento nel Golfo, e anche le sanzioni Usa contro il petrolio iraniano, vi sottopongo un’analisi fuori dal coro. È un esperto che arriva alla conclusione opposta rispetto alla maggioranza che aveva decretato una sconfitta americana: secondo lui l’Iran non ha vinto questo conflitto perché il bilancio va fatto sull’intero ciclo strategico iniziato con il 7 ottobre 2023, non soltanto sull’ultimo cessate

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