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I dieci ritardi dell’Italia: dai contratti ai processi, dall’ambiente al fisco, gli ostacoli verso la crescita

di Ferruccio de Bortoli

Sono buchi colmabili, ma ci vuole tempo. Perché bisogna intervenire su lavoro e processi gestionali, diritto delle imprese, fisco e ambiente. L’Osservatorio de La Sapienza suggerisce di «tornare ad avere voglia di imparare»

La campagna elettorale è cominciata ufficialmente con la decisione a sorpresa di eliminare il bollo auto. In attesa di conoscere se saremo in grado o no di uscire dalla procedura per eccesso di deficit (il dato Istat, definitivo, si saprà domani, 22 settembre) il quadro di finanza pubblica appare alleggerito dalla flessibilità concessa per investimenti nell’energia e nella sicurezza. Ciò trasmette una sensazione di impalpabile esuberanza. O quantomeno di avere minori vincoli di bilancio. Entrambi gli schieramenti — uno certo e tormentato, l’altro precario e in allestimento — sono inclini a promettere molto di immediato, di sicura presa popolare, come appunto il taglio del bollo e sussidi vari. Poche le idee per aumentare il prodotto potenziale del Paese, cioè per creare ricchezza senza la quale non si distribuisce nulla. I temi assai noiosi della competitività italiana, nonostante l’enfasi celebrativa dei rapporti Letta e Draghi, scivolano in secondo piano. Non portano voti, anzi rischiano di toglierli. Il successo indubbio del nostro

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