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I Btp superano la prova della crisi di Hormuz: il Tesoro offre 17,5 miliardi e piovono richieste per 193

di Marco Sabella

Nonostante l’accresciuta volatilità sul mercato del reddito fisso resta forte la domanda estera per le emissioni italiane: oltre l’80% dei due nuovi Btp collocati oltre confine

La crisi dello Stretto di Hormuz innescata dall’attacco israelo-americano all’Iran provoca volatilità sui mercati dei titoli di Stato ma non danneggia più di tanto la credibilità e la domanda di «carta italiana» da parte dei risparmiatori e degli investitoti esteri. Ieri il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso un nuovo Btp benchmark (riferimento) a 10 anni e  un nuovo BTPei – titolo indicizzato all’inflazione dell’area euro con esclusione dei prodotti a base di tabacco – a 20 anni. 

Rendimenti stabili

I rendimenti non subiscono né impennate né tracolli perché il nuovo Btp a 10 anni, con scadenza 1° luglio 2036 e godimento 22 aprile 2026, presenta
un tasso annuo superiore al 3,86%, pagato in due cedole semestrali. Si tratta di un tasso sostanzialmente allineato al rendimento di mercato di questi giorni, che oscilla appunto intorno al 3,80%, con lo spread tra il Btp e il Bund a 10 anni che dopo essersi impennato fino a quota 100 punti sembra attualmente stabilizzarsi intorno a un livello di 8o punti, circa

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