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Hormuz, il nuovo fronte sono i cavi sottomarini in fibra ottica: la strategia dell’Iran e l’incubo della «catastrofe digitale»

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di Giusi Fasano

Teheran evoca un disastro per gli Stati del Golfo in caso di danni ai collegamenti sotto lo Stretto dove passa il 15% del traffico mondiale di dati. A rischio transizioni bancarie e mercati finanziari

DALLA NOSTRA INVIATA
TEL AVIV – È buttata lì come l’evocazione di uno scenario ipotetico ma assomiglia tanto a una minaccia. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione islamica, ricorda che nello Stretto di Hormuz «non passano solo petrolio e gas» e dice la seguente cosa: «Se per qualsiasi motivo, che si tratti di disastri naturali, ancoraggio di navi, incidenti marittimi o azioni deliberate, diversi cavi principali nello Stretto di Hormuz venissero tagliati contemporaneamente, una catastrofe digitale si abbatterebbe sugli Stati arabi del Golfo, con gravi interruzioni o disservizi diffusi della loro rete Internet». E aggiunge che, certo, «ne risentirebbe anche l’Iran» ma «è molto meno vulnerabile» perché «meno dipendente» dai cavi piazzati in quei fondali.

Iran, la guerra in diretta

Iran International, la tv della dissidenza, è convinta che l’approfondimento di Tasnim, con tanto di mappatura dei cavi sottomarini, non sia una pura spiegazione tecnica ma l’indicazione di un nuovo punto di pressione strategico nel

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