
di Maurizio Porro
Il biopic di Sacha Gervasi ripercorre un periodo di grande crisi del regista inglese, interpretato da Anthony Hopkins
Oltre che nel più bel libro sul cinema, l’intervista di François Truffaut ad Alfred Hitchcock, diventata anche documento visivo, il regista inglese rivive, interpretato da Anthony Hopkins, nel film di Sacha Gervasi titolato appunto Hitchcock. È la storia della crisi che il regista ebbe nel 1959, dopo due film di mediocre successo: Il ladro con Henry Fonda, bianco e nero votato a un magro box office, e La donna che visse due volte, un capolavoro in anticipo sui tempi.
Alla ricerca di un soggetto, il regista si innamora del libro Psycho di Robert Bloch, paga di tasca sua i diritti e praticamente si produce il film che sarà il suo più grande successo e fece epoca per la scena della doccia e l’ingresso di Sigmund Freud, non citato, negli sceneggiatori. Tratto dalle gesta criminali di Ed Gein, su cui anche Netflix ha prodotto una serie (Monster – La storia di Ed Gein), il film è troppo noto per essere raccontato ma spiarne il set è divertente: c’è la moglie segretaria Alma Reville (Helen Mirren) padrona del




