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Hermès, i piani di Dumas: «Ecco perché non ho venduto a Lvmh e non è stato un cattivo affare»

di Stefano Montefiori, corrispondente da Parigi

Il ceo spiega perché la maison continua a crescere: «Nuovi atelier, domanda globale e una strategia che punta su autenticità e lungo periodo»

La domanda delle borse Kelly, Birkin e degli altri prodotti della maison fondata nel 1837 dal sellaio Thierry continua a crescere in tutto il mondo. Il settore del lusso fatica e le difficoltà nell’ultimo trimestre riguardano anche Hermès, ma meno di altri: il fatturato consolidato del gruppo nei primi tre mesi del 2026 è di 4,1 miliardi di euro e aumenta del 6% a tassi di cambio costanti rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita a due cifre in America, Giappone ed Europa (esclusa la Francia). Calo dell’1% invece a tassi correnti, a causa dell’effetto negativo dei tassi di cambio (-290 milioni di euro).
A Loupes, poco lontano da Bordeaux, Hermès apre il suo 25esimo laboratorio di pelletteria. Pochi minuti prima del taglio del nastro, il ceo Axel Dumas spiega all’Economia del Corriere della Sera l’eccezione Hermès. Esponente della sesta generazione della famiglia, 55 anni, da quando nel 2013 ha preso in mano la guida del gruppo Dumas ha moltiplicato per dieci la capitalizzazione di Borsa

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