L’America ricomincia a bombardare l’Iran. E Teheran rispond
Di Greta Privitera, inviata a Tel Aviv
L’isola di Larak è una scheggia di terra davanti a Hormuz. E ieri sera è tornata a riaccendere la guerra fra Stati Uniti e Repubblica islamica.
Funzionari americani riferiscono che Washington ha colpito con un drone due rampe di lancio delle Guardie della Rivoluzione. Secondo le stesse fonti, i pasdaran stavano preparando razzi destinati a disseminare mine navali nello Stretto.
Teheran, in un primo momento, ammette soltanto di avere udito un’esplosione.
L’agenzia Fars , megafono dei pasdaran, scrive che luogo e cause restano ignoti. Poi arriva la nota delle Guardie della Rivoluzione, che conferma l’attacco americano e promette che «avrà risposte dai figli dell’Iran» e porterà alla «punizione dell’aggressore». I media di regime attribuiscono il raid a un drone e parlano di due morti e due feriti, senza chiarire se siano civili o militari. Teheran risponde colpendo obiettivi americani in Giordania, Washington sostiene di avere agito per impedire una nuova posa di mine, appena dopo aver completato lo sminamento di Hormuz. Donald Trump aveva avvertito che ogni nave o imbarcazione sorpresa a depositarne altre sarebbe stata «immediatamente e sistematicamente distrutta»: la «tolleranza zero» ha trovato ieri sera la sua




