
di Marco Imarisio
Putin ha un bisogno estremo di mantenere un difficile equilibrio con gli Usa, e lo fa vellicando la vanità di Trump attraverso i suoi inviati
Quando i principali telegiornali di Stato parlano entrambi di «foro nella ciambella», che poi è il corrispettivo russo del nostro buco nell’acqua, c’è poco d’altro da aggiungere. Non è soltanto l’abituale tono di scherno dedicato ai presunti amici americani Witkoff & Kushner. Quel Dyrka ot bublika è anche un giudizio sul fallimento della loro missione. Erano loro ad avere bisogno di noi, e non viceversa, è il messaggio per nulla subliminale che la propaganda del Cremlino ha affidato ai suoi megafoni di fiducia.
«Troppo tardi»
«Quei due hanno avuto una conversazione molto piacevole e amichevole con Putin, intrisa di reciproca simpatia. Ma non esiste alcuna possibilità reale che questo si trasformi in mosse rapide e significative nella risoluzione negoziale del conflitto ucraino». L’editoriale di ieri di Mikail Rostovskij, buon interprete delle mosse del presidente russo e opinionista di peso, coniuga realismo e orgoglio patriottico per una sorta di rovesciamento dei ruoli. «L’improvvisa ondata di interesse di Trump per un confronto militare che a lungo ha dimenticato, è comprensibile. Il presidente




