
di Pietro Bruni
Chiocciole e limacce possono banchettare con le nostre insalate o le foglie dei nostri fiori. Ma non serve sterminarle: cenere, caffè e qualche piccolo stratagemma naturale possono aiutarci a tenerle lontane o a farle «traslocare»
Di notte l’orto cambia proprietario. La sera lasciamo una fila di giovani insalate perfettamente integre; al mattino ne troviamo una ridotta a un bordo sfrangiato, un’altra quasi scomparsa e, sul terreno, la sottile scia lucida di chi è passato di lì senza preoccuparsi di nascondere le proprie tracce. Montale trovò per quella scia un’immagine incomparabilmente più bella: «traccia madreperlacea di lumaca». Il problema è che, quando la madreperla termina sulla nostra lattuga, la disposizione alla poesia tende a diminuire.
La cosa sorprendente è la sproporzione tra il passo e il risultato. Le lumache avanzano con una lentezza estenuante, eppure in poche ore possono trasformare una piantina appena trapiantata con amore in un centrino da tavola.
Prima di proseguire, però, conviene mettere un po’ d’ordine nei nomi. Nel linguaggio comune chiamiamo spesso «lumache» tutti questi animali, con o senza guscio. Più precisamente, la chiocciola è il mollusco con la conchiglia esterna ben visibile; la limaccia ne è priva,




