Nell’incertezza che circonda la strategia di Trump in Medio Oriente, ogni tanto sembra affiorare un punto fermo: l’America comunque vada ci guadagna, il rialzo del petrolio l’arricchisce. Nel vasto fronte mondiale anti-trumpiano il tema è ricorrente, il tycoon forse non ha una vera «dottrina» geopolitica, ma sa fare i conti e si fa guidare soprattutto dalla logica degli affari. Cosa c’è di vero in questa teoria? Di sicuro l’America continua a consolidare il proprio primato energetico globale. Non è una storia nuova e neppure recente. Superò Arabia saudita e Russia come produzione di petrolio e gas fin dai tempi di Obama, grazie alla rivoluzione tecnologica del fracking, horizontal drilling, e col boom dello shale gas. I concorrenti da parte loro hanno subito degli arretramenti per varie cause e anche qui Trump non c’entra: l’Iran venne sottoposto a sanzioni decenni fa, in Venezuela i regimi Chavez-Maduro tra corruzione e inefficienza indebolirono l’industria energetica, la Russia incappò a sua volta nella sanzioni sulle vendite di gas ai tempi di Biden. Il quadro si evolve da tempo in favore del primato americano, gli ultimi eventi hanno solo consolidato una tendenza.
C’è un anniversario che racconta la trasformazione dell’America. Il 24 febbraio 2016 una




