
di Marta Serafini
Dallo scontro con il generale Syrsky fino ai timori della Bankova per una popolarità diventata ingombrante: dietro il licenziamento dell’ex enfant prodige della Difesa emerge la battaglia per il controllo delle commesse militari
DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV Per mesi Mykhailo Fedorov è stato il poster boy dell’Ucraina che innova sotto le bombe: ex ministro della Trasformazione digitale era l’uomo di Diia, la super app della pubblica amministrazione ucraina che permette di sposarsi online e perfino di rinviare il reclutamento, poi chiamato alla Difesa è diventato il ministro che sussurrava ai droni e agli algoritmi. Via la giacca, su la felpa, fuori i vecchi arredi dell’epoca sovietica, dentro il ping pong, il nerd ha iniziato a dare fastidio alla Bankova, la via del potere di Kiev.
Avanti veloce fino ad oggi, all’inizio della settimana al noto festival musicale Atlas di Kiev è apparso un suo ritratto in veste di sceicco con la scritta: «Amiamo moltissimo Mikhail Fedorov». Poi un post furioso su Instagram della moglie, la designer Anastasia Fedorova, per denunciare la costruzione di «un malato culto della personalità» attorno al marito e una «psicosi» collettiva.
Il poster boy si è fatto icona? Senza scomodare i




