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Gli Usa e l’annuncio sulle «armi spaziali»: congegni per la guerra elettronica o qualcosa di più? Le ipotesi e le tensioni tra le super potenze

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Le «guerre spaziali» non sono un’invenzione di Donald Trump e neanche di Ronald Reagan, il presidente che nel 1983 lanciò la «Strategic Defense Initiative», una sorta di scudo spaziale per proteggere gli Stati Uniti da attacchi atomici. In realtà, la data chiave è addirittura il 1967,quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò l’«Outer Space Treaty», il Trattato sullo spazio extra-atmosferico. Il documento vieta a tutti i Paesi di collocare in orbita armi nucleari o di distruzione di massa. 

È un testo chiaramente espressione dell’epoca, segnata dalla Guerra Fredda tra Usa e Urss. Nella normativa, però, non si fa riferimento ad altri tipi di ordigni, in quel momento inimmaginabili. In anni più recenti, con lo sviluppo tumultuoso della tecnologia satellitare, innervata dall’intelligenza artificiale, gli americani, e probabilmente anche russi e cinesi, hanno messo a punto altri armamenti. 

Nel 2018, Donald Trump, nel corso del suo primo mandato, ha annunciato l’istituzione dello «Space Command» che, un anno dopo, diventerà l’Us Space Force, per altro sostituendo un corpo analogo costituito nel 1982. 

Il Comando spaziale ha iniziato a lavorare su una serie di progetti tuttora segreti. Quali? Secondo Bleddyn Bowen, professore di astropolitica alla Durham University nel Regno Unito, «è improbabile che gli americani

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