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Gli errori su energia e mercato unico. Ma non è troppo tardi: impariamo la lezione centenaria dell’America

di Daniele Manca

L’Europa non deve continuare sulla strada del «business as usual» ma abbattere le barriere interne, come fanno da sempre oltreoceano

L’incertezza determinata dalla imprevedibilità delle scelte di Donald Trump, e le conseguenze provocate, rischiano di intrappolarci in un eterno presente, fatto di atti e dichiarazioni che provocano solo previsioni fosche. Basta scorrere le stime dell’Fmi che ha già tagliato al 3,1% il tasso di crescita globale nello scenario migliore. Tutto questo rende più difficili le scelte di consumo delle famiglie e di investimento delle imprese. E ancora più complicate quelle, decisive, dei governi e degli Stati. E non possono essere ammessi errori. Come quelli fatti sull’energia. All’indomani dell’invasione dell’Ucraina non si poteva che diversificare i fornitori, venendo meno la Russia per motivi etici. Ma era altrettanto chiaro che avremmo dovuto diversificare sia i fornitori, sia le fonti con le quali produciamo elettricità. Avremmo dovuto accelerare sulle rinnovabili. La Spagna l’ha fatto. Noi no. Avremmo dovuto poi scegliere di spingere sull’integrazione europea. A cominciare magari da quegli acquisti comuni di energia che, nel caso dei vaccini anti Covid, hanno dimostrato la loro forza.

 Ma soprattutto avremmo dovuto fare un’altra cosa importante. Fare in modo che

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