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Gli affondi di Renzi e Casini che cita il Vangelo: la trattativa «infinita» poi il voto sulla legge elettorale tra i veleni

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di Monica Guerzoni

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Gli antichi orologi di Palazzo Madama segnano le 14, gli sherpa di maggioranza sono chiusi ai piani alti in collegamento con Palazzo Chigi nel tentativo di uscire (vivi) dallo psicodramma delle preferenze. E così l’assemblea del Senato, che si era concessa una pausa di riflessioni e tormenti, slitta di mezz’ora. È in quel momento che, fra il busto di Mazzini e quello di Garibaldi, Pier Ferdinando Casini finge di cercare risposte nel Vangelo: «Può un cieco guidare un altro cieco, o non finiranno tutti e due nel burrone?». Risate. Ma la gag dell’ex presidente della Camera non è finita: «La presenza occulta di Vannacci domina il Senato… Avete presente quelle sette, che si avviano al suicidio di massa?».

Il burrone è scongiurato e il sollievo è nei fogli A4 con su scritto «con noi le preferenze», «con loro zero preferenze», issati in Aula dai senatori meloniani per convincere gli elettori a casa che davvero, stavolta, potranno scegliersi i parlamentari. E dire che le opposizioni quasi ce l’avevano fatta, con quel subemendamento tentatore che Giorgia Meloni avrebbe volentieri votato. L’ex generale futurista aveva anche lui

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