
di Fabrizio Roncone
Via alla sua campagna, mentre il Pd non ha ancora il programma
C’è una grande novità nel Campo largo. Giuseppe Conte ha ufficialmente cominciato la campagna elettorale per le primarie ed è partito bene, forte, convinto, convincente forse nemmeno solo per il suo elettorato, con la postura di uno che a Palazzo Chigi è già stato due volte e pensa, legittimamente, di poterci tornare.
La sensazione è precisa mentre a Milano va al microfono per chiudere Nova, l’evento programmatico dei 5 Stelle, duemila attivisti riuniti al World Join Center, atmosfera elettrica sotto un palco sobrio, minimal, dove si staglia lui, nel solito abito blu da premier, la camicia bianca sbottonata, la pochette senza punte infilata nel taschino, la sua caratteristica voce di velluto che gli impedisce picchi di enfasi, però efficace per un certo parlare semplice e diretto, credibile, pedagogico ma mai saccente, perfetto per cucire un discorso che, alla fine, in numerosi passaggi, più che progressista, risulterà addirittura radicalmente di sinistra.
Elly Schlein aveva detto: «Prima i temi, poi la leadership». Ecco allora che Conte i temi glieli spiattella uno dietro l’altro. Sono contenuti nei venti punti elaborati dai gruppi di




