
di Jacopo Strapparava
Il re dei tortellini che apprezza i canederli e le passeggiate attorno ai Laghi di Piné: «Barilla, Buitoni, Starr e Kraft volevano entrare in società con me. Ho detto di no a tutti. È finita che la Buitoni l’ho comprata io»
Roberto Gervaso, in un articolo d’antan, lo aveva definito «il Re Sole dei tortellini. Il John Wayne del raviolo. Lo Zar della pasta fresca». Non importa che oggi il vecchio re — alla bellezza di 88 anni, 89 il prossimo ottobre — sia costretto a camminare sorreggendosi al bastone. Misurando i passi. Prendendo l’ascensore al posto delle scale. La verve c’è tutta. Lo spirito ancora è grintoso. E a chi gli chiede quale sia il suo segreto, sorride e risponde in dialetto: «Mai molar». E conta fino a un certo punto che il suo impero sfiori ormai il miliardo e mezzo di fatturato, con 13 società, oltre 4 mila dipendenti, 200 tipi di ripieni (dal prosciutto agli spinaci, dall’aragosta al cioccolato) e 67 Paesi serviti. L’uomo è dottore honoris causa e cavaliere del lavoro, certo. Ma ha mantenuto il modo di fare del contado in cui è nato e cresciuto. Ruspante. Estroverso. Genuino.




