Il papà-coach di “Luli” racconta la sua vita di sacrifici dall’Argentina all’Italia: “Le faccende di casa? Facevamo tutto noi tre. Ho detto no ai soldi della Federazione per portare avanti un programma autonomo. Ora seguo pure il fratello Vito, che ha più talento, ma nel tennis conta la testa”
Giornalista
10 agosto – 12:46 – MILANO
Gino Darderi ha dedicato la vita ai suoi due figli. Papà single, allenatore, sponsor, consigliere, amico. Ha recitato, e continua a recitare, tutte le parti in commedia. Prima per Luciano, accompagnandolo fino al numero 16 della classifica mondiale con l’obiettivo, ora, di farlo entrare nella top 10; poi per Vito, che si sta facendo le ossa nel circuito minore. Lo raggiungiamo al telefono nel suo buen retiro di Villa Gesell, in Argentina, in una delle rare pause dal tour che si concede durante l’anno. In sottofondo, il cane Lio che abbaia, l’altro amore della sua vita. Mentre Luciano deve giocare i quarti a Montreal, con Gino riavvolgiamo il nastro dei ricordi.
Come ha iniziato la carriera di allenatore?
“Da giocatore ho fatto tutta la trafila in Argentina,




