Per decenni il rifugio alpino è stato considerato soprattutto un punto di appoggio lungo un’escursione: un luogo dove fermarsi a mangiare, ripararsi dal maltempo o trascorrere la notte prima di riprendere il cammino. Oggi questo modello sta rapidamente cambiando. Sempre più persone scelgono infatti il rifugio come destinazione finale della propria vacanza, attratte dall’autenticità dell’esperienza, dalla qualità della cucina, dai panorami e dalla possibilità di vivere la montagna in modo diverso rispetto all’hotel tradizionale.
I rifugi affrontano nuove aspettative, gestione complessa, organizzazione e sostenibilità
Questa evoluzione, tuttavia, porta con sé nuove aspettative da parte degli ospiti e una gestione sempre più complessa, spesso concentrata in appena poche settimane. A spiegare quali siano le principali sfide per chi gestisce un rifugio è Manuel Windegger, consulente specializzato nell’ottimizzazione delle performance di hotel e ristoranti, che evidenzia come in alta quota ogni scelta – dagli approvvigionamenti al personale, fino alla gestione dei costi e degli sprechi – possa incidere sull’equilibrio economico di un’intera stagione.
Da punto di appoggio a destinazione di vacanza
Secondo Windegger, il cambiamento è evidente. «Se una volta si andava in rifugio per mangiare, ripararsi dal maltempo o dormire in




