
di Paolo Valentino
Il rapporto con la Russia divide ancora la politica tedesca
Sono stati necessari più di quattro anni, perché la Grande Illusione giungesse veramente al suo epilogo. In fondo, non c’era riuscita neppure l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, con il crollo di tutte le certezze e i presupposti che avevano sorretto il modello politico ed economico della Germania per quattro decenni. Ancora fino a un anno fa, era infatti opinione diffusa tra politici, diplomatici e imprenditori tedeschi che, una volta passata la tempesta, prima o poi negoziata una tregua se non una pace tra Kiev e Vladimir Putin, allora tutto o quasi sarebbe potuto tornare all’antico con la Russia: il gas, le esportazioni, i rapporti politici in nome dell’ordine europeo, le relazioni culturali.
Certo, c’era stata la Zeitwende, la svolta epocale del cancelliere Scholz che per primo aveva avviato il riarmo della Germania. Era stata brutalmente troncata la dipendenza economica, con la definitiva chiusura dei gasdotti del Mare del Nord. Mentre Berlino aveva decisamente assunto la guida degli europei, nelle sanzioni e nello sforzo degli aiuti militari ed economici all’Ucraina.
Ma sotto traccia rimaneva, almeno in una parte della classe dirigente, una segreta




