
di Paolo Valentino
Comunista lui, antieroe figlio di «poveri vegetali» in lotta contro il potere degli ortaggi più nobili e ricchi il suo protagonista, Rodari era suo malgrado e ben oltre il grandissimo talento un perfetto avatar per il racconto ufficiale del regime sovietico
«Cipollino era figlio di Cipollone e aveva sette fratelli…. Gente per bene, bisogna dirlo subito, però piuttosto sfortunata». Iniziavano così Le avventure di Cipollino, la favola di Gianni Rodari uscita in Italia nel 1951 e tradotta due anni dopo in russo, consacrandolo icona letteraria dell’Unione Sovietica. Comunista lui, antieroe figlio di «poveri vegetali» in lotta contro il potere degli ortaggi più nobili e ricchi il suo protagonista, Rodari era suo malgrado e ben oltre il grandissimo talento un perfetto avatar per il racconto ufficiale del regime sovietico. Il libro vendette oltre un milione e mezzo di copie. Fu sull’onda del successo in Urss che Rodari si impose all’attenzione internazionale, fino a vincere nel 1970 il Premio Andersen.
Nel Paese dei Soviet fu una vera star: Cipollino venne adattato in musica per un balletto; un’altra opera, Il Bambino di Napoli, divenne nel 1958 un film d’animazione, mentre celebri traduttori si cimentarono con i suoi




