
Non è arrivato un nuovo Dna, non è spuntata un’altra impronta e nessuno ha trovato l’arma che da diciannove anni manca all’appello. Eppure, nel giro di appena tre giorni, il caso Garlasco è tornato ancora una volta a cambiare pelle. Questa volta il terreno dello scontro non è la villetta di via Pascoli, ma tutto ciò che negli ultimi mesi si è costruito intorno alle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi: documenti, intercettazioni, televisioni, avvocati, giornalisti e decine di querele.
Il punto di partenza è lunedì 24 agosto, quando viene reso pubblico il contenuto di un esposto di 24 pagine presentato da Stefania Cappa alla Procura di Milano. Un documento che non accusa qualcuno dell’omicidio di Chiara, ma sostiene l’esistenza di una presunta «regia mediatica» costruita intorno alla riapertura del caso, con l’obiettivo, secondo la tesi contenuta nell’atto, di indirizzare l’opinione pubblica e l’attenzione investigativa verso persone estranee al delitto.
E da quel momento si apre una vicenda dentro la vicenda.
L’esposto di Stefania Cappa e la presunta «regia» dietro Garlasco
L’esposto era stato depositato il 22 aprile scorso e contiene, secondo quanto mostrato da Verità Nascoste – Il Diario, ricostruzioni, registrazioni audio e il lavoro svolto da un investigatore




