di Ferruccio de Bortoli
Nel 2025 l’ombrello pubblico sui prestiti bancari valeva ancora il 13% del Pil. Ma se l’emergenza diventa strutturale non si premia più chi rischia davvero
Ogni garanzia pubblica, come ogni sussidio o incentivo, ha un effetto secondario rispetto all’obiettivo, legittimo e talvolta indispensabile, di tutelare un interesse generale o compensare fragilità economiche o sociali. Potremmo chiamarlo effetto alone. Agisce come un anestetico, modifica i comportamenti dei soggetti coinvolti e può creare persino una curiosa dipendenza. Togliere una garanzia o un aiuto ha sempre un costo, spesso ritenuto dai beneficiari del tutto ingiusto. Un provvedimento di favore, che agevola e soccorre, crea subito abitudini radicate e difficili da disciplinare. Anche quando l’emergenza è alle spalle. Le garanzie pubbliche sui crediti alle piccole e medie imprese sono state salutari durante il periodo del Covid. Hanno evitato il fallimento di tante aziende costrette a fermarsi e a perdere fatturato per ragioni sanitarie, non di mercato. Purtroppo le crisi si sono poi sommate senza sosta: la guerra in Ucraina, le minacce sui dazi, ora la chiusura dello Stretto di Hormuz. Il ritorno alla normalità sembra impossibile in un quadro geopolitico in cui l’insicurezza è componente ormai strutturale




