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Orsini (Confindustria): «Europa a rischio deserto industriale, salari troppo bassi ma da soli non possiamo alzarli»

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén e Rita Querzè

All’assemblea annuale di Confindustria, davanti a Sergio Mattarella, il presidente degli industriali chiede stop all’Ets, debito comune europeo e una spending review da 20 miliardi per crescita, scuola e sanità

Nella sala romana del Convention Center La Nuvola, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Emanuele Orsini sceglie un tono insolitamente duro per un’assemblea degli industriali. «Il momento della verità è arrivato», scandisce nella relazione 2026, trasformando il tradizionale appuntamento annuale di Confindustria in un lungo allarme sulla tenuta industriale dell’Europa e dell’Italia.

Tra maxi schermi, scenografia monumentale e l’enorme logo di Confindustria all’ingresso, l’assemblea ha il tono delle grandi occasioni. Ma la relazione di Orsini è tutt’altro che celebrativa.

L’allarme deindustrializzazione

Il punto politico del discorso (in platea ci sono anche la premier Giorgia Meloni e il ministro Adolfo Urso, mentre la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola interviene con un videomessaggio) è tutto nella parola che ritorna più volte: deindustrializzazione. Orsini la descrive come un processo già in corso, non più come un rischio teorico. «Nell’ultimo biennio abbiamo assistito a un vero e proprio smottamento del sistema industriale europeo», dice, accusando Bruxelles di avere «spalancato i mercati ai

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