
di Cesare Zapperi
La scadenza è Pontida. L’ipotesi: Salvini non più leader, ma solo vicepremier
La sfida è lanciata. Inutile fingere o rifugiarsi in formule in politichese. Attilio Fontana nell’intervista al Corriere è stato garbato nei toni ma duro nella sostanza. A Matteo Salvini ha mandato una serie di segnale chiari: il cambio al vertice non è tabù, i numeri dicono che il partito è sceso a livelli non troppo lontani dal 2013 (secondo sondaggi riservati si avvierebbe a fermarsi intorno al 4%), serve una svolta che porti a una guida collegiale, coinvolgendo le figure di maggior prestigio sui territori per restituire alla Lega la sua vocazione storica.
Nulla di quello che sta avvenendo è casuale. Non lo è la scelta di affidare proprio a Fontana un affondo del genere perché il governatore lombardo è un leghista della prima ora, varesino e bossiano, e non ha mire di carriera (accusa che viene mossa agli altri frondisti), avendo come unico e ultimo obiettivo quello di portare a termine il suo secondo mandato nel 2028.
Ed è tutt’altro che estemporanea l’uscita in questo momento. Anzi, a poco più di una settimana dall’infuocato direttivo della Lega lombarda, in




