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Fiscal drag, cos’è e quanto costa davvero: fino a 1.138 euro in due anni per chi guadagna 35 mila euro

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Con l’inflazione al 3,1% nel 2026 e al 2% nel 2027, gli aumenti nominali di stipendio possono tradursi in più Irpef anche senza un reale aumento del potere d’acquisto. Le simulazioni per i redditi tra 30 e 60 mila euro

Lo stipendio aumenta. Ma non abbastanza da renderci più ricchi: serve soltanto a rincorrere la benzina, la spesa, le bollette, il ristorante, tutto ciò che nel frattempo è diventato più caro. Insomma, in termini reali si resta esattamente dove si era prima. C’è però qualcuno per il quale quell’aumento esiste eccome: il Fisco. Perché il reddito nominale sale mentre scaglioni, soglie e detrazioni dell’Irpef non si muovono allo stesso ritmo. E una parte dei soldi conquistati per recuperare l’inflazione finisce così in maggiori imposte.

È il fiscal drag, il drenaggio fiscale. Una specie di tassa invisibile, perché nessun governo deve annunciare un aumento delle aliquote e nessun contribuente riceve una comunicazione che gli spieghi che sta pagando di più. È sufficiente che il reddito salga nominalmente e che il sistema fiscale resti fermo.

La questione torna di attualità proprio mentre si apre il cantiere della prossima manovra. Il ministro dell’Economia Giancarlo

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