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Ex Ilva, la mossa (poco industriale e molto politica) della cordata di Federacciai e dei sei cavalieri coraggiosi da Brescia

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di Massimiliano Del Barba

Al centro della proposta, ancora indefinita dal punto di vista operativo, l’opportunità di giocarsi alcune contropartite importanti a livello nazionale (l’energia) ed europeo (le regole sugli Ets e lo stop all’export di rottame)

C’è un tema politico, che chiama in causa l’opportunità di giocarsi, da qui al futuro prossimo, alcune contropartite importanti, soprattutto nel campo dell’approvvigionamento energetico e delle materie prime, cioè il rottame. E poi c’è un disegno industriale, oggi ancora molto teorico ma che, in prospettiva, potrebbe aprire per qualcuno la porta a mercati finora tenuti lontano dalla presenza, più che ingombrante, del gigante tarantino.

Più spintanea che spontanea, dunque, la discesa in campo delle sei aziende siderurgiche bresciane a fianco del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, e degli altri otto capitani coraggiosi i quali, martedì, hanno presentato una manifestazione di interesse per rilevare gli impianti di lavorazione a freddo dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, vale a dire i treni di laminazione di Taranto (ma non gli altoforni), le lavorazioni a freddo e le zincature di Cornigliano, la linea tubi di Racconigi e le laminazioni di Novi Ligure.

In altre parole, Feralpi, Alfa Acciai, Ori Martin, Asonext, Lucchini Rs

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