
di Massimiliano Del Barba
Utilizzare solo l’impianto di laminazione esistente (ma dove recuperare il semilavorato?), costruire un nuovo forno elettrico (ma con quali soldi?) oppure sviluppare un impianto per il preridotto (ma serve gas a basso prezzo)
Nonostante il comprensibile atteggiamento votato alla discrezionalità che i diretti interessati stanno mantenendo, cominciano a delinearsi i contorni del piano a cui starebbe lavorando la cordata degli industriali di Federacciai, la quale comprende anche le elettrosiderurgiche bresciane Feralpi, Ori Martin, Alfa Acciai, Asonext, Lucchini Rs e Ferriere Valsabbia.
Sarebbero tre le opzioni sul tavolo, tutte vincolate tuttavia a una condizione commerciale preliminare: e cioè che perduri il deficit di acciai piani nazionali – nel 2024 era di 6,5 milioni di tonnellate, grossomodo la metà del fabbisogno interno – così da giustificare la (ri)nascita di un nuovo player in grado di entrare nel mercato a prezzi concorrenziali.
Detto questo la prima strada, e la più lineare, sarebbe quella di ritirare da Acciaierie d’Italia con una newco il laminatoio di Taranto, che tuttavia avrebbe bisogno di essere alimentato da semilavorati grezzi di buona qualità, le cosiddette bramme. La questione è dove trovarle a prezzi competitivi, considerato che dalla guerra in




