di Valentina Iorio
L’associazione: «È necessario un intervento a livello europeo per superare un meccanismo che consente l’italianizzazione dei prodotti stranieri, sottraendo ogni anno circa 20 miliardi di euro agli agricoltori»
Introdurre l’etichetta d’origine e cambiare il codice doganale europeo per evitare opacità e danni alla filiera del Made in Italy. Dopo la protesta di lunedì al Brennero, con 10 mila soci agricoltori da tutta Italia, Coldiretti ribadisce la richiesta di maggiori tutele a livello europeo contro l’import di prodotti che non rispettano i requisiti di sicurezza. Richieste che verranno ribadite nell’incontro di giovedì 30 aprile, a Roma, tra i vertici di Coldiretti e Olivér Várhelyi, commissario europeo per la salute e il benessere degli animali.
Il «falso Made in Italy»
«Due prosciutti stranieri su tre che arrivano in Italia finiscono nella Food Valley emiliana, con cosce di maiale tedesche, olandesi, spagnole e danesi che ogni giorno varcano il confine per essere salate e stagionate. Un fenomeno che alimenta anche casi di frode, opacità commerciale e una progressiva perdita di credibilità della filiera, considerando che questi salumi possono essere esportati come Made in Italy secondo le regole dell’attuale codice doganale europeo», denuncia l’associazione dei coltivatori diretti.
«Ogni anno




