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Esecuzioni, arresti di «spie», giro di vite sulle minoranze: così l’Iran sotto assedio inasprisce la repressione

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di Guido Olimpio

Nelle ultime settimane la scure del regime ha colpito sia persone accusate di collaborare con Israele e Stati Uniti che uomini di opposizione e minoranze

Il responsabile della Giustizia iraniana Mohsen Ejei non poteva essere più chiaro: spie e traditori saranno giudicati sulla base della legge marziale, adottando misure giustificate dalla fase bellica. Ed ecco le ampie retate alternate alle azioni del boia, un messaggio preventivo quanto brutale nei confronti del dissenso o di chi ha scelto di collaborare con l’asse Usa-Israele.

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L’ultima sentenza ha portato sul patibolo Mehdi Farid, un membro dell’Agenzia atomica nazionale. Fermato nel 2023, era stato condannato a dieci anni di prigione ma poi hanno deciso di ucciderlo. Secondo la magistratura ha cooperato con il Mossad israeliano fornendo informazioni e infettando il sistema digitale. 

Queste sono le accuse più comuni lanciate verso uomini e donne finiti in prigione sia prima del conflitto che in epoche successive. Il 20 aprile, invece, sono state eseguite due pene capitali nei confronti di un paio di Mujaheddin del popolo, membri di uno dei gruppi d’opposizione interna. In precedenza, tra agosto ed ottobre, erano stati

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