
di Enea Conti
Il colosso svedese nei mesi scorsi aveva annunciato 1.700 esuberi nei suoi stabilimenti in Italia, a fronte di un piano industriale che prevede un aumento del carico di lavoro alla catena di montaggio: da 90 a 140 pezzi all’ora
Ancora uno sciopero in Electrolux, il colosso svedese che nel maggio scorso ha annunciato 1.700 esuberi nelle sedi di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Solaro (Milano), Cerreto D’Esi (Ancona) e Forlì, in Romagna. Martedì 15 settembre i lavoratori si ritroveranno in presidio di fronte allo stabilimento di Cerreto per protestare non solo contro il piano di licenziamenti paventato dall’azienda, ma anche contro il piano industriale presentato di recente che prevede un aumento del carico di lavoro alla catena di montaggio: dai 90 pezzi all’ora attuali ai 140 pezzi all’ora, con la previsione di dover cambiare ritmo di lavoro con meno personale.
Le delocalizzazioni previste
I precedenti tavoli avevano persuaso l’azienda a diminuire (di poco) gli esuberi attestandoli a 1.450 unità, comunque troppe per sindacati e dipendenti. Le ragioni dello sciopero con presidio a Cerreto D’Esi sono chiare. Nel piano industriale è compresa la cessazione delle attività di questi stabilimenti in provincia di Ancona con il trasferimento della




