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È tempo di funghi, ma quali sono i più letali? E come evitare di commettere errori pericolosi? I tre consigli di Pietro Bruni

di Pietro Bruni

Riconoscere una specie non significa conoscerla: tutto quello che bisogna sapere per non ritrovarsi in una corsia d’ospedale (come il Marcovaldo di Calvino)

In Funghi in città, il primo capitolo di Marcovaldo, Italo Calvino fa spuntare dei funghi in un’aiuola cittadina. Marcovaldo li scopre, li raccoglie, finisce per trascinare altri nella raccolta e la sera si ritrovano tutti nella stessa corsia d’ospedale a guardarsi in cagnesco dopo una lavanda gastrica. È una delle crudeltà più eleganti di Calvino: trasforma in poche pagine un dono inatteso della natura in una trappola costruita interamente dal desiderio umano. Nessuno sa davvero che funghi siano, ma basta che qualcuno li raccolga perché gli altri si fidino; basta che somiglino a qualcosa di conosciuto perché sembrino commestibili.

Con i funghi il problema comincia spesso proprio qui: riconoscere qualcosa non significa necessariamente conoscerla. E certe scorciatoie, nel bosco come in un’aiuola cittadina, possono costare molto più di una frittura andata male. L’autunno offre molte occasioni per lasciarsi tentare. Con la pioggia e le temperature favorevoli compaiono cappelli dove fino al giorno prima sembrava non esserci nulla.

In Italia si contano oltre tremila specie di funghi; quelle considerate più o

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