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È scontro sull’industria della difesa. Leonardo risponde all’arcivescovo Repole: «Continueremo a investire in sicurezza»

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di Nicolò Fagone La Zita

L’assessore regionale Amalberto: «Nessuno vuole la guerra, ma non possiamo essere impreparati»

«Investiamo in difesa e sicurezza, non produciamo semplicemente armamenti e preferiamo non commentare gli attacchi che ci arrivano ogni giorno da chiunque». Se ufficialmente da Leonardo nessuno vuole commentare le critiche etiche arrivate dall’arcivescovo Roberto Repole, in via «non ufficiale» la posizione del principale motore industriale del settore in Piemonte è netta: «Continueremo sulla nostra strada, convinti di fare gli interessi del Paese».

Il boom dell’aerospazio

Se l’automotive negli ultimi anni ha fatto retromarcia, con il crollo della produzione e la crisi dell’indotto, è proprio il mondo dell’aerospazio ad aver affievolito, in parte, le conseguenze negative, con oltre 8 miliardi di euro di fatturato annuo e 35 mila addetti. Il comparto conta circa 400 imprese, con un forte ecosistema di pmi e centri di ricerca. Complesso, economicamente, farne a meno. Persino i sindacati di sinistra non si sentono di attaccare le imprese che portano avanti attività legate alla difesa, ritenendole utili per la sostenibilità economica e sociale del territorio. Ma sul lato etico cambia tutto. Non è un caso se ad ogni corteo per la pace Leonardo entra nel mirino delle

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