
di Marta Serafini
L’intelligenza artificiale sta rendendo i droni sempre meno dipendenti dal pilota e sempre più resistenti alla guerra elettronica. È la nuova corsa tecnologica che oppone Kiev e Mosca sul campo di battaglia
La guerra dei droni in Ucraina sta entrando in una fase nuova: l’intelligenza artificiale non serve più solo a migliorare la ricognizione, ma a portare il velivolo fino all’ultimo tratto dell’attacco senza bisogno di restare in contatto con il pilota. È una svolta dettata soprattutto dalla guerra elettronica.
Sul fronte, i disturbi radio e i sistemi di jamming rendono sempre più vulnerabili i droni Fpv tradizionali, che dipendono dal collegamento continuo con l’operatore. Per questo sia Kiev sia Mosca stanno accelerando sullo sviluppo di droni capaci di riconoscere il bersaglio, agganciarlo e completare autonomamente la fase terminale della missione.
Se il drone, una volta arrivato in area, non ha più bisogno di ricevere ordini o video dal pilota, il disturbo elettronico perde gran parte della sua efficacia. In sostanza, si passa dal drone telecomandato al drone che «vede» e decide il tratto finale con sistemi di bordo.
L’Ucraina sta lavorando soprattutto su questa logica. Il caso più interessante emerso nelle




