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Dopo Spirit tocca a JetBlue? Il caro jet fuel, l’ombra della ristrutturazione e il piano di United sul «JFK»

di Leonard Berberi

Il titolo perde quasi il 10% in un giorno, i creditori si affidano a PJT Partners per ristrutturare 9,3 miliardi di debito. Ma l’azienda: siamo sulla strada giusta verso l’utile

Il caro carburante mette sempre più sotto pressione JetBlue, la settima compagnia aerea degli Usa per posti in vendita, dopo aver già fatto una vittima illustre, l’ultra low cost Spirit Airlines, in primavera, e mettendo a repentaglio il futuro di Frontier. Lunedì 26 ottobre le azioni del vettore — presente soprattutto lungo la costa orientale del Paese — sono scese di quasi il 10%, salvo poi risalire il giorno successivo del 22%, ma il titolo ha ridotto di quasi il 40% il suo valore da inizio anno e c’è chi si chiede ora cosa intenda fare United Airlines che ha bisogno di metter piede (e bene) all’aeroporto «JFK» di New York e in Florida. Mentre il management rassicura: ci sono i soldi per arrivare in tranquillità al 2028.

La capitalizzazione di mercato di JetBlue è ora di circa 1,1 miliardi di dollari. United — basata a Chicago, dominante a Newark, l’altro scalo di riferimento di New York, uscita tempo fa dal «JFK» — potrebbe decidere

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