
di Ruggiero Corcella
Il caso di Lindsay Clancy riaccende l’attenzione sulla salute mentale dopo il parto. Depressione e psicosi post partum sono condizioni diverse: quanto sono diffuse, quali sono i segnali da riconoscere e quali sono oggi le possibilità di cura e il ruolo di partner e familiari
Il processo a Lindsay Clancy, la donna del Massachusetts accusata di aver ucciso i suoi tre figli nel gennaio 2023, ha riportato sotto i riflettori un tema di cui si parla ancora troppo poco: la salute mentale della donna durante la gravidanza e dopo il parto. Clancy non contesta di aver ucciso i bambini; la sua difesa sostiene però che al momento dei fatti fosse affetta da una grave malattia mentale, in particolare da psicosi post partum, e che per questo non fosse penalmente responsabile delle proprie azioni. L’accusa sostiene invece una ricostruzione diversa. Al momento, il processo non si è ancora concluso.
Un problema diffuso e sottovalutato
Il caso ha riportato l’attenzione su un problema molto più ampio. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel periodo perinatale – gravidanza e primo anno dopo il parto – i disturbi della salute mentale sono tutt’altro che rari: si stima che circa




