
di Mauro Pigozzo
Nel Trevigiano, la Glera 2.0: una vite ottenuta in un centro di ricerca con le nuove tecnologie. Molto resistente, riduce la chimica in vigna
Quando la dottoressa Loredana Moffa apre l’incubatore, un calore costante a 26°C le sfiora il viso. Le mani, solitamente ferme, tradiscono un leggero tremolio. Estrae una pila di piastre di Petri, quei dischi di vetro che sono il palcoscenico della vita microscopica, e indica con un sorriso dei puntini bianchi immersi in un tessuto giallo-marrone. «Eccoli», sussurra, «sono i primi embrioni della Glera del futuro. Sono nati a gennaio di quest’anno».
In questi frammenti cellulari, coltivati in vitro dai fiori della vite, è racchiusa la rivoluzione del Prosecco. Siamo al Centro di Ricerca di Viticoltura ed Enologia del Crea di Susegana, nel Trevigiano, dove un team di cinque giovanissimi ricercatori sta riscrivendo il destino del vitigno più celebre d’Italia. Il progetto si chiama “Glera 2.0” e l’obiettivo è ambizioso: creare una pianta capace di difendersi da sola, riducendo drasticamente l’uso della chimica in vigna senza alterarne l’anima. La tecnologia che permette questo salto nel futuro è la Crispr-Cas9, la scoperta che ha rivoluzionato la biologia molecolare mondiale e che qui alimenta




