di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
I nuovi dazi introdotti dalla Casa Bianca, tra il 10 e il 12,5%, colpiscono anche l’Europa. Le esenzioni, i settori italiani più esposti e i rischi per l’export
Nel giro di 48 ore la nuova offensiva commerciale di Donald Trump è passata dagli annunci ai fatti e ha varato il nuovo sistema di dazi contro 60 partner commerciali, accusati di non fare abbastanza per impedire l’ingresso nelle proprie filiere di prodotti realizzati con lavoro forzato; da venerdì le tariffe, comprese tra il 10 e il 12,5%, sono entrate in vigore, proprio mentre scadeva il precedente dazio globale temporaneo del 10%.
La Casa Bianca ha così ricostruito una parte del muro tariffario abbattuto a febbraio dalla Corte Suprema, questa volta utilizzando la Section 301 del Trade Act del 1974, una base giuridica più solida. La misura interessa partner che insieme rappresentano il 99,4% delle importazioni americane e comprende anche l’Unione europea, pur con numerose esenzioni e nel rispetto, per ora, dei tetti concordati tra Bruxelles e Washington.
Per l’Italia la domanda è soprattutto una: che cosa cambia adesso per il nostro export?
L’impatto dei nuovi dazi sarà molto diverso da settore a settore. Il




