di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
In seguito alla visita del monarca inglese a Washington, il presidente americano ha sospeso i dazi sullo Scotch, ma dietro il gesto restano interessi divergenti
l brindisi arriva a favore di telecamera, con il tono enfatico che Donald Trump riserva alle decisioni che vuole trasformare in racconto politico. I dazi sullo Scotch vengono sospesi «in onore» di King Charles III, appena ripartito da Washington dopo una visita di Stato costruita per ricordare quanto il legame tra Regno Unito e Stati Uniti resti, almeno nelle intenzioni, speciale.
Il gesto ha il sapore di una concessione attesa da mesi e insieme di una scena ben calibrata: il sovrano che persuade, il presidente che concede, l’amicizia che si traduce in commercio.
L’effetto, sul piano concreto, è immediato. Il whisky scozzese ritrova respiro dopo mesi difficili, segnati da un calo delle esportazioni verso il mercato americano. Sul piano politico, invece, il significato si fa più sfumato. La scelta di legare una misura commerciale a un omaggio personale dice molto del momento che attraversa il rapporto transatlantico: meno automatico, più esposto alla negoziazione diretta, spesso piegato alle esigenze della comunicazione.
L’obiettivo di re Carlo
La visita




