A venticinque anni e con diversi infortuni gravi alle spalle il capitano canadese è finalmente tornato in campo nella partita contro il Sudafrica
Quando esce dalla pancia del SoFi Stadium, Alphonso Davies ha l’aria serena di chi ha finalmente ricucito una ferita: per la nazionale ha compromesso la stagione, se non quasi la carriera, con la nazionale è diventato eterna gloria canadese. Contro il Sudafrica il 25enne mancino del Bayern ha rimesso piede in campo nell’ultimo decisivo quarto d’ora ed è come se lì il Canada abbia ritrovato il proprio cuore: è stato il pomeriggio californiano che ha cambiato la storia del calcio con la foglia d’acero, quello della qualificazione agli ottavi del Mondiale, vetta mai neanche immaginata prima. Contro i Bafana Davies non ha segnato né servito assist, ma il suo ritorno è stato il simbolo stesso della rinascita della nazionale guidata dal sergente Jesse Marsch. Erano passate otto settimane dall’infortunio che gli aveva fatto saltare le prime tre partite della fase a gironi e, in fondo, era stata la coda della annata più difficile della carriera: a marzo si era rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro proprio in maglia rossa, durante la sfida di Nations




