L’avventura nelle cucine del Quirinale di Pietro Catzola è cominciata da un’intuizione semplice, quasi istintiva: se a bordo dell’Amerigo Vespucci stava salendo un presidente della Repubblica sardo, il buffet doveva parlare la sua stessa lingua. Catzola – sardo a sua volta – capì che quel dettaglio poteva fare la differenza. Allestì un angolo interamente dedicato alla Sardegna con pane carasau e guttiau, modizzosu, scivargiu e un maialetto alla griglia servito come si faceva a casa. Quando Francesco Cossiga arrivò a poppa e si fermò davanti al buffet, riconobbe immediatamente quei sapori. Da quel momento, e dopo un iniziale “gran rifiuto”, è iniziato il mandato presidenziale del cuoco di Perdasdefogu, conclusosi di recente con l’abbraccio dell’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Trentasette anni di servizio al vertice delle istituzioni si sono chiusi con un menu lineare: gnocchi di patate al pomodoro, pesce condito con olio e timo e spinaci gratinati. «Io venendo al Quirinale – dice il cuoco – credevo che qui sarebbe stato caviale e champagne. Invece, non è vero, i signori presidenti mangiano in un modo semplice, “francescano”, come mangiamo noi a casa, a volte c’è un minestrone o dei semplici spaghetti al pomodoro».
Dalla Marina al “no” a




