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Da Troisi a Vinitaly: il made in Italy ha regole che non si copiano

Passeggiando per i viali del Vinitaly 2026, tra l’energia degli stand e il respiro profondo delle grandi riserve che riposano nei calici, mi è tornata in mente una scena. Il 15 aprile si è celebrata la Giornata nazionale del made in Italy nel nome di Leonardo da Vinci, e la mia mente è volata a quel “1400 quasi 1500” di Non ci resta che piangere. Mi sembrava quasi di vederli, Troisi e Benigni, smarriti tra le innovazioni enologiche e le sfide della sostenibilità, mentre tentano di spiegare a un Leonardo distratto il funzionamento di una valvola termostatica o la velocità di un treno. C’è una tenerezza infinita in quei due “finti ingegneri” che provano a descrivere il progresso senza possederne la tecnica. È la metafora perfetta di ciò che accade oggi nel mercato globale: c’è chi prova a imitare il nostrotrenoagroalimentare senza conoscere il rito, l’attesa e la sapienza che lo hanno generato.

Come in Non ci resta che piangere, chi copia il made in Italy ignora tecnica e storia Come in Non ci resta che piangere, chi copia il made in Italy ignora tecnica e storia

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